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Direttore del reparto di ortopedia traumatologia al policlinico campus biomedico di Roma

 

Domanda: Quali sono le articolazioni più colpite dall’artrosi?

Papalia: Le articolazioni più colpite sono sicuramente quelle degli arti inferiori, quindi, le articolazioni di carico come l’anca e il ginocchio; ci sono delle condizioni lavorative che possono portare anche a una compromissione importante dell’articolazione della spalla, del gomito o della mano. Però, tendenzialmente, anca e ginocchio sono le più colpite dall’artrosi.

 

Domanda: Professore, quando è necessario un intervento di protesi e perché non bisogna rimandare o avere paura?

Papalia: Sì, diciamo che l’intervento non deve essere mai rinviato quando c’è una limitazione delle attività quotidiane, quando il paziente è impossibilitato a camminare nel caso del ginocchio, o a mettere le calze nel caso delle signore con l’artrosi dell’anca, al salire e scendere l e scale. Quando le normali attività quotidiane vengono compromesse è il momento in cui si deve pensare a un intervento chirurgico.

 

Domanda: Quali sono i sintomi dell’artrosi e come si svolge una visita?

Papalia: I sintomi dell’artrosi cambiano a seconda dell’articolazione coinvolta. Quando si parla di arti inferiori, la prima cosa da valutare è il dolore che limita la deambulazione. Prendiamo, a esempio, un paziente operato di protesi d’anca bilaterale circa 40 giorni fa, arrivato nel mio ambulatorio con una deambulazione quasi nulla, con difficoltà a fare qualsiasi movimento anche ad allacciare i pantaloni o a mettere le scarpe in autonomia. La prima cosa è valutare la deambulazione del paziente, si valuta poi l’articolarità, quindi la mobilità. Se si tratta di articolazione del ginocchio la prima cosa è la flesso estensione e poi verificare i movimenti di stabilità e considerare se il dolore è all’interno del ginocchio, all’esterno o davanti. Ogni parte dell’articolazione comporta la erosione cartilaginea di una parte specifica della nostra articolazione principale, come se avessimo una macchina in cui le ruote si consumano e camminano sul cerchione.

Lo stesso succede per l’anca, in cui movimenti come l’adduzione, l’adduzione, l’intrarotazione, l’extra rotazione e la flessione sono limitati o completamente bloccati. Nel momento in cui un’articolazione come l’anca è completamente bloccata il nostro movimento è a carico della colonna vertebrale o del ginocchio con il rischio di compromissione di altre strutture articolari.

 

Domanda: Ci sono degli esami che possiamo fare?

Papalia: L’esame di primo livello è sempre la radiografia fatta in posizione eretta per valutare il carico articolare, la distruzione cartilaginea e la deformità dell’articolazione. Solo in casi specifici si deve ricorrere anche alla risonanza magnetica che ci può dare delle informazioni sulla spongiosa dell’osso che, a volte, può essere compromessa e, in questi casi, si deve assolutamente fare attenzione al timing di quando fare l’intervento chirurgico.

 

Domanda: Quali tipi di intervento effettuate al Campus Biomedico?

Papalia: Sono interventi mini invasivi. Le tecniche di accesso chirurgico mirato, quindi con risparmio delle strutture muscolari, permettono, in poco tempo, di riprendere l’autonomia muscolare, l’autonomia della deambulazione e dei movimenti per cui i vantaggi sono soprattutto sulla ripresa.

Per esempio, nell’anca l’intervento prevede l’impianto di piccole protesi costituite dallo stelo nel femore e una coppa sul bacino con una pallina che simula la testa del femore garantendo una rapidissima ripresa.

 

Domanda: A che età si può fare l’intervento di protesi d’anca?

Papalia: L’artrosi può venire a qualsiasi età. Molti pazienti hanno delle patologie congenite che possono portare a un sovraccarico articolare precoce dell’articolazione e anche i pazienti di 30-40 anni si possono trovare con delle limitazioni della deambulazione molto importanti. Procrastinare l’intervento vuol dire perdere anni di qualità di vita importanti.

 

Domanda: Parliamo di post intervento, lei ha detto che la ripresa è abbastanza veloce, in quanto tempo il paziente si mette in piedi?

Papalia: Già nei primi giorni si può camminare e se il paziente ha una buona muscolatura può ricominciare la deambulazione subito con buonissimi risultati già nelle prime settimane dopo l’intervento chirurgico.

 

Domanda: Quando dura una protesi?

Papalia: Le protesi sono come le belle macchine, se uno le porta sempre a 200 km/h in autostrada durano di meno, se uno riesce a utilizzarle bene possono durare, come dicono i registri europei, anche più di 20 anni.