Anatomia della colonna cervicale

Il tratto cervicale, è costituito da sette vertebre, ognuna con le sue specifiche peculiarità; le patologie a esso collegate sono piuttosto frequenti in quanto rappresenta la parte più mobile, e dunque la più soggetta a traumi e degenerazione artrosica, di tutta la colonna vertebrale. 

Il suo ruolo principale è quello di sostenere, proteggere e stabilizzare il cranio, all’interno del quale passano importantissime strutture vascolari e nervose.

È ben noto che, lesioni midollari a livello cervicale, possono portare a quadri tetraplegici (paralisi sia degli arti superiori che inferiori) oppure, se viene interessato il tratto alto C1-C2, la morte del soggetto.

La cervicale è la prima “lordosi” della colonna che inizia a formarsi durante lo sviluppo del bambino, quando quest’ultimo inizia, dalla posizione prona, a esplorare il mondo con il gattonamento e il mantenimento della posizione seduta. Successivamente, con la stazione eretta e la deambulazione, si svilupperanno le altre curve rachidee.

Il tratto cervicale è studiato e diviso anatomicamente in superiore e inferiore:

  • Il rachide cervicale superiore: è rappresentato dalle prime due vertebre cervicali (C1 e C2), l’atlante e l’epistrofeo, fondamentali per i movimenti di rotazione del capo. Tra queste due vertebre non vi è interposto alcun disco, ma vi è presente un importante sistema legamentoso volto a limitare movimenti eccessivi del capo. Questo tratto della colonna risulta importante per garantire il costante equilibrio dei sistemi sensoriali come la vista e l’udito; quando questo viene a mancare possono instaurarsi vertigini e/o acufeni
  • Il rachide cervicale inferiore: è rappresentato dalle altre 5 vertebre (da C3 a C7), più simili tra loro e interposte da dischi intervertebrali, volti ad ammortizzare le forze di carico provenienti da varie direzioni. Questo garantisce i movimenti di flessione, estensione e inclinazione della colonna cervicale.

Le vertebre cervicali, oltre che dai legamenti, sono mantenute in asse attivamente dai muscoli del collo, divisi in:

  • muscoli posteriori, rappresentati da uno strato profondo e uno superficiale
  • muscoli anteriori, di cui fanno parte i muscoli sovra e sottoioidei e i muscoli laterali 
  • tra i muscoli laterali ricordiamo il platisma con funzione mimica, lo sternocleidomastoideo e gli scaleni, quest’ultimi con un’importante azione durante l’inspirazione forzata (vengono infatti chiamati infatti “muscoli accessori della respirazione”). Nella regione degli scaleni passa l’importante arteria succlavia e il plesso brachiale che andrà a innervare entrambi gli arti superiori.

Quali sono le patologie della colonna cervicale?

Il tratto cervicale può andare incontro a numerose patologie e disfunzioni che ne possono alterare la corretta funzionalità, tra queste ricordiamo:

  • rigidità e riduzione dell’arco di movimento, sia passivo che attivo, frequente nei casi di spondiloartrosi cervicale che spesso si accompagna a dolore riferito alla muscolatura del collo (torcicollo)
  • fratture, presenti soprattutto nel caso di traumi diretti sul tratto cervicale o cadute dall’alto
  • cervicobrachialgia, con dolore irradiato lungo uno dei due arti o entrambi
  • rigidità e dolore dopo incidenti stradali/tamponamenti (colpo di frusta)
  • mal di testa, nausea, vertigini

Quali sono le cause della cervicalgia?

Le cause legate alle patologie del tratto cervicale possono essere molteplici e vanno indagate nei diversi sistemi del corpo, nonché ricercate nelle abitudini della vita quotidiana e nelle posture assunte abitualmente. Spesso infatti, lavori sedentari in cui viene utilizzato tanto il pc e/o il cellulare possono portare a un sovraccarico sul sistema visivo e, di conseguenza, causare tensioni sul sistema muscolo-scheletrico del tratto cervicale, nonché disturbi visivi e mal di testa.

Come già accennato, oltre alle problematiche posturali dovute ai vari compensi che il corpo attua costantemente, vi sono i traumi diretti come cadute e colpi di frusta per incidenti in macchina ecc; è importantissimo in questi casi agire tempestivamente ed effettuare trattamenti fisioterapici e osteopatici, anche in assenza di sintomi importanti, per prevenire problematiche e disturbi più gravi che rischiano di inficiare l’equilibrio e la salute degli altri distretti del corpo.

Una problematica piuttosto diffusa risulta essere l’espulsione del disco intervertebrale, che porta all’ernia del disco. Questa viene causata da un’anomala distribuzione del carico sul disco stesso che mette in tensione l’anello fibroso da cui è racchiuso e protetto, rompendolo e facendone uscire parte del contenuto. La parte erniata del disco può andare a contattare la radice del nervo il quale viene compresso e può provocare una sensazione di dolore e intorpidimento nonché mancanza di forza. 

L’artrosi e la verticalizzazione del tratto cervicale è invece molto frequente nella popolazione anziana, a seguito della perdita di mobilità di questo segmento della colonna per degenerazione fisiologica delle strutture anatomiche e posture alterate. Questa condizione spesso può essere favorevole all’instaurarsi di una sintomatologia vertiginosa.

Da ultimo, ricordiamo che tantissimi mal di testa, spesso quasi invalidanti, possono essere di origine miotensiva, ovvero sostenuti da un processo di compressione e tensione a livello della muscolatura del collo. Viene così creata un’ostruzione al sistema vascolare che dal torace passa al cranio e come sintomo si fa evidente la cefalea (mal di testa), la quale si può presentare in diversi momenti della giornata o a seguito di sforzi fisici/tensioni emotive.

Trattamento e riabilitazione delle patologie cervicali

Il trattamento della cervicalgia è in prima battuta conservativo. Con questo termine si intendono i trattamenti di fisioterapia, in alcune fasi di osteopatia e, solo in casi estremi dove vi è il rischio di danno neurologico, l’intervento chirurgico. 

Le sedute di fisioterapia consistono nel trattamento manuale non solo della zona dove è presente il dolore ma anche delle strutture a essa collegate,prevede:

  • esercizi respiratori e posturali per allungare la muscolatura contratta
  •  rinforzo
  • consigli su come migliorare le abitudini quotidiane in modo tale da ridurre un ulteriore sovraccarico sulla zona. 

Nelle prime fasi, dove generalmente il dolore è maggiore, il fisioterapista può avvalersi di terapie fisiche come il laser o la tecar per favorire il recupero migliorando la sintomatologia locale, nonché l’applicazione del kinesiotape, un particolare cerotto senza farmaco che viene applicato dopo il trattamento per aumentare la circolazione nella muscolatura contratta e che il paziente può tenere a casa anche per qualche giorno. Spesso viene abbinata a questi trattamenti la massoterapia decontratturante, volta anch’essa a migliorare la circolazione dei tessuti e il rilasciamento delle tensioni accumulate. 

Da ultimo è fondamentale, passata la fase acuta, procedere con la rieducazione posturale e poi riprendere a fare dell’attività fisica, possibilmente guidati da un personal trainer che saprà indicare gli esercizi migliori da effettuare e portare il paziente a un recupero completo e senza rischi.

La prevenzione viene indicata come migliore strategia per non “arrivare troppo tardi” quando il sintomo è già conclamato e le strutture sono molto infiammate.