Anatomia del Ginocchio

Il ginocchio è un’articolazione complessa che si trova tra la coscia (il femore) e la gamba (tibia), lateralmente alla tibia troviamo il perone. La sua funzione durante lo schema del passo è quella di dare la “misura” del movimento che l’intero arto inferiore andrà a fare. 

In questa complessa struttura si trova anche l’articolazione femoro-rotulea, ovvero il punto di connessione tra l’ultima porzione del femore e la rotula (chiamata anche “patella”). 

Il ginocchio è l’articolazione che più comunemente va incontro a un processo di artrosi e/o traumi più o meno importanti nelle persone che praticano attività fisica ad alto impatto come il rugby, il calcio, lo scii, ecc.

Il ginocchio è una diartrosi, ovvero un’articolazione sinoviale che presenta due superfici ossee, una concava e una convessa, che scivolano tra di loro su una struttura che le separa e le protegge dagli attriti, ovvero la cartilagine articolare. 

La sinovia (da cui il termine “articolazione sinoviale”) è una membrana connettivale che riveste internamente la capsula articolare, struttura fondamentale per contenere/stabilizzare l’articolazione, e l’osso. Essa è responsabile della produzione del liquido sinoviale, fondamentale per il nutrimento dei tessuti e lubrificazione, dunque il corretto scorrimento, delle due superfici articolari.

Riassumendo, il ginocchio è composto da due strutture fondamentali, entrambe inserite nella capsula articolare:

  • l’articolazione femoro-tibiale, formata dall’ultima porzione del femore (convessa) e la prima porzione della tibia (concava)
  • l’articolazione femoro-rotulea, formata dalla rotula e la superficie articolare nella parte anteriore del femore (troclea femorale).

Nell’articolazione femoro-tibiale, i condili tibiali e i condili femorali (quest’ultimi separati a loro volta dalla “gola intercondiloidea”), sono rivestiti dalla cartilagine ialina che protegge le due superfici e ne facilita lo scorrimento. 

La parte superiore dei condili tibiali, dove andranno a inserirsi i condili femorali, viene chiamata “piatto tibiale”. Questo è costituito dall’emipiatto tibiale interno e dall’emipiatto tibiale esterno, separati da due eminenze ossee, una anteriore e una posteriore, chiamate “spine tibiali”. 

Nell’articolazione femoro-rotulea troviamo, invece, la connessione tra la parte distale del femore e la faccia posteriore della rotula, entrambe rivestite di cartilagine ialina. Questa si colloca al centro tra i due condili femorali ed è fondamentale per il movimento di estensione del ginocchio in quanto rappresenta il punto di inserzione del tendine quadricipitale, nella sua porzione superiore, e del tendine rotuleo (che andrà poi a inserirsi sulla tibia) nella sua porzione inferiore. Quest’ultimo è fondamentale per garantire il corretto posizionamento della rotula e coadiuvare il muscolo quadricipite durante l’estensione del ginocchio.

Un’altra struttura molto importante per il ginocchio risulta essere il corpo adiposo di Hoffa, che si trova nella porzione inferiore della rotula, anteriormente ai condili femorali e al piatto tibiale e posteriormente al tendine rotuleo. È una componente intracapsulare ma extrasinoviale fondamentale per garantire la mobilità del tendine rotuleo e stabilizzare la rotula durante l’estensione del ginocchio. In caso di microtraumi ripetuti nel tempo si può creare un’ipertrofia di questa struttura che porta a un’infiammazione cronica e alla formazione di aderenze che possono limitare lo scorrimento del tendine rotuleo, creando dolore durante il movimento.

Tra le altre strutture che conferiscono stabilità al ginocchio troviamo, oltre alla capsula articolare, i tendini, i legamenti e i menischi.

Le strutture legamentose del ginocchio servono invece a garantire la stabilità passiva dell’articolazione, interconnettendo le varie parti (femore, tibia e perone) tra di loro. Questi legamenti si dividono in intra ed extra capsulari.

I due legamenti intracapsulari del ginocchio sono:

  • Crociato anteriore (lca), preposto a stabilizzare il ginocchio anteriormente, limita la traslazione anteriore della tibia rispetto al femore (situazione che porta a un’iperestensione del ginocchio). È il legamento che più spesso va incontro a lesioni, parziali o totali, nelle “distorsioni”, frequenti nei gesti atletici che prevedono il salto o i cambi di direzioni repentini

 

  • Crociato posteriore (lcp), preposto a stabilizzare il ginocchio posteriormente, limita la traslazione posteriore della tibia rispetto al femore. È raro che venga lesionato con facilità, se non nei casi di forti impatti anteriori, come avviene ad esempio nel rugby

 

I due legamenti extracapsulari sono:

  • Collaterale interno, preposto a stabilizzare la parte interna del ginocchio, limitando il movimento in valgo dell’articolazione
  • Collaterale esterno, le cui lesioni sono meno frequenti, preposto a stabilizzare la parte esterna del ginocchio, limitando il movimento in varo dell’articolazione 

I menischi, uno interno e uno esterno, sono dei veri e propri cuscinetti di fibrocartilagine che riposano sulla superficie del piatto tibiale. Essi ammortizzano le forze di carico che giungono sull’articolazione, proteggendola dall’usura e favorendo lo scorrimento tra femore e tibia durante i movimenti di estensione, flessione e rotazione del ginocchio.

Da ultimo, nel ginocchio sono presenti diverse borse sinoviali, strutture piene di liquido sinoviale che circondano l’articolazione e la proteggono, limitando l’attrito delle sue varie componenti.

Patologie del ginocchio

Il ginocchio è l’articolazione che maggiormente va incontro a infortuni e patologie degenerative

Tra gli eventi traumatici che riguardano il ginocchio troviamo:

  • lesioni dei legamenti e dei menischi, soprattutto durante le attività sportive
  • lesioni del tendine rotuleo
  • fratture, le più comuni sono quelle del piatto tibiale 
  • patologie da sovraccarico, come la sindrome femoro-rotulea, la sindrome della bendelletta ileo-tibiale, la tendinopatia rotulea, borsiti ecc…

La patologia più diffusa nella popolazione principalmente anziana ma non solo, quella che crea la famosa “gonalgia” (dolore al ginocchio), è l’artrosi del ginocchio (gonartrosi).

L’artrosi al ginocchio si presenta come un’infiammazione cronica di questa articolazione che porta, più o meno velocemente a seconda della gravità del caso, a una progressiva degenerazione della cartilagine e delle strutture a essa annesse.  Viene così a crearsi un attrito fra femore e tibia che porta a rigidità e dolori articolari, fino a compromettere la qualità di vita del soggetto interessato, creando una vera e propria “disabilità”, spesso se associata ad altre condizioni mediche.

Questa patologia compare spesso bilateralmente e può causare gonfiore (edema sinoviale), arrossamento del ginocchio con dolore, calore e limitazione durante la deambulazione con presenza di “scrosci articolari” e conseguente perdita del tono muscolare.

Quali sono le cause dell’artrosi?

L’artrosi del ginocchio è una patologia multifattoriale, dipende cioè da più fattori che spesso entrano in relazione tra di loro.

Tra i fattori di rischio per l’artrosi troviamo:

  • l’età avanzata, in generale è una patologia che inizia a presentarsi superati i 60 anni di età
  • l’obesità, che crea una precoce usura dato l’aumento carico che l’articolazione del ginocchio deve subire 
  • infortuni e interventi chirurgici pregressi, soprattutto quelli di meniscectomia (rimozione del menisco)
  • patologie presenti in altri distretti del corpo (ad esempio scoliosi importanti) che creano un carico anomalo sull’articolazione fino a portarla a un’usura eccessiva 

Trattamento/riabilitazione dell’artrosi di ginocchio

Il trattamento di questa patologia è generalmente conservativo, solo nei casi più gravi e nelle situazioni dove non si riesce a trovare sollievo con le terapie “tradizionali” si ricorre alla chirurgia (protesi totale o protesi monocompartimentale del ginocchio dove viene sostituita integralmente o in parte l’articolazione tra femore e tibia).

Per quanto riguarda la prima tipologia di trattamento, vengono proposte, spesso su indicazione medica, delle sedute di fisioterapia. lo scopo di queste sedute, almeno in una prima fase dove frequentemente è presente il dolore, è quello di gestire questa infiammazione cronica attraverso la terapia manuale, l’utilizzo di terapie fisiche (laser, tecar, ultrasuoni, magnetoterapia ecc…) e l’esercizio terapeutico, fondamentale per il recupero della mobilità articolare e del tono muscolare. 

In una seconda fase del trattamento, superato il dolore acuto, sarà dunque fondamentale fare degli esercizi propriocettivi e di rinforzo muscolare sotto la supervisione del terapista, per mantenere l’autonomia nelle attività della vita quotidiana e una corretta deambulazione volta a ridurre il rischio di caduta. Per questa tipologia di pazienti risulta fondamentale l’esecuzione di una costante attività fisica a basso impatto (come ad esempio l’idrokinesi), volta a mantenere la mobilità di tutte le articolazioni, le corrette lunghezze muscolari e il tono muscolare che deve andare a sostenere l’articolazione in difficoltà. 

Per la prevenzione viene indicato il mantenimento di uno stile di vita sano (alimentazione e attività fisica) e la risoluzione anche delle problematiche lontane dall’articolazione interessata, che con il passare del tempo possono creare un sovraccarico di questa struttura fino a portarla alla degenerazione artrosica.